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Considerazioni musicali e tecniche

Uso e abuso del metronomo


Il metronomo è uno strumento usato in musica per misurare il tempo o la scansione ritmica ( leggi su wikipedia). La definizione del metronomo la puoi trovare su altre fonti o su wikipedia. Qua, voglio solo fare una considerazione sull'uso e abuso del metronomo. Esso ha due funzioni importanti: innanzitutto come indicatore del tempo.
Per es. tu devi eseguire un pezzo, diciamo, di musica classica, sai che è per es. “Allegro” e che la semiminima è uguale a 100 del metronomo. Come fai a sapere qual'è la velocità giusta da seguire?
Non lo sai, ecco che il metronomo ti da una mano, tu selezioni il 100 sul metronomo e segui quel tempo. Un'altra funzione è quella di abituarti ad avere una certa costanza ritmica. Che significa? Significa che spesso siamo portati ad accellerare o a rallentare perchè non abbiamo la capacità di tenere quel ritmo iniziale per tutta la durata del brano.

Ecco che il metronomo, studiare col metronomo, ci viene in aiuto, perchè ci obbliga a mantenere quel ritmo costante in modo che man mano riusciamo ad evitare quelle accellerazioni o rallentamenti eccessivi anche quando suoniamo senza metronomo. Diciamo che il metronomo ci disciplina e ci abitua ad avere un ritmo più stabile.
D'altra parte, se è vero che a volte siamo incostanti ritmicamente, è anche vero che un po' di oscillazione ritmica durante il pezzo è pure naturale, per cui se esageriamo con l'uso del metronomo potremmo incorrere nell' inconveniente opposto, cioè saremmo troppo rigidi ritmicamente perdendo quella naturalezza dell'esecuzione, cioè costanza ritmica si, ma con le dovute naturali oscillazioni, che stanno a capo di una buona interpretazione musicale ( vedi agogica).
Quindi, per concludere, metronomo si o metronomo no? L'ideale è una via di mezzo, usare il metronomo per disciplinarci ritmicamente ma nn farne un uso eccessivo. E' chiaro che, per capire a che velocità va eseguito il pezzo, il metronomo è fondamentale.
Questa è solo una breve considerazione, ma l'argomento può essere approfondito.

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Il Maestro


    E' necessario per uno che studia musica andare dal "maestro"? O si può studiare come autodidatta?
   Chiariamo, innanzitutto, qualche punto:
non esiste un autodidatta nel senso assoluto; chiunque si cimenta ad imparare uno strumento, anche se non si rivolge ad un maestro, crea la sua esperienza, sì, passando ore ad esercitarsi, a conoscere lo strumento, ad imparare dei brani musicali, ma non eviterà di leggere qualche libro che tratta di musica; non eviterà di osservare un altro musicista che suona, o di andare a vedere concerti, o parlare con amici (che studiano anche loro) dell'argomento, o rivolgersi a persone più esperte per chiedere informazioni e consigli tecnici, di leggere riviste inerenti all'argomento e altro ancora. Quindi anche un autodidatta va dal maestro, anzi, egli ha più maestri, a parte l'esperienza stessa. Quindi l'autodidatta chi è? E'colui che si forma completamente su se stesso o, in senso lato, è colui che autogestisce il suo studio ma non esclude l'intervento di eventi esterni che lo aiutano a trovare le sue risposte e che gli indicano meglio la strada da seguire? Io penso che l'autodidatta è chi, di mente aperta, non pone confini e restrizioni alle sue fonti di informazioni, dalla ricerca creativa personale ad un attingere, volta per volta, ad elementi esterni e in ultima analisi non esclude, al momento giusto, il contatto con un maestro reale per allargare ulteriormente le sue conoscenze.
Potremmo dire che il vero studioso è l'autodidatta inteso in questo senso.
   C'è anche chi però segue un corso tradizionale, ma non esclude allargamenti vari.

   Certo ci sono mentalità più chiuse che in modo molto assolutista escludono o l'una o l'altra modalità. C'è chi dice: "No, io faccio tutto da solo, mi sono fatto da solo". Questa è una mentalità sbagliata che non porta da nessuna parte. Oppure un altro che dice: "No, io studio solo col maestro. Altrettanto sbagliato. La mente aperta dice: Io inizio lo studio da solo ma non rifiuterò conoscenze che vengono dall'esterno (libri, concerti, scambi di idee, chiedere a persone competenti, contatto periodico pure con un maestro etc.), tutto convogliato poi nell'esperienza personale diretta. Qualcuno chiederà: ma il tuo metodo di solfeggio a chi è rivolto? Agli autodidatti o pure a chi già studia con un maestro?
   Rispondo semplicemente così: io ho imparato l'armonia prima per pratica, poi ho studiato con più di un maestro e poi ho sfogliato altri libri di altri autori. Idem per il solfeggio, e se avessi trovato, dopo tutto, un metodo di solfeggio come il mio l'avrei comprato lo stesso, anche solo per verificare e allargare l mia conoscenza.
Metodo di solfeggio

Solfeggio o lettura musicale



   Solfeggiare è l'equivalente di imparare a leggere la musica con uno strumento?
Non necessariamente. Si può imparare a leggere la musica anche senza passare per il solfeggio, ma direttamente con lo strumento musicale, che, poi, il fine ultimo, a parte per i cantanti, è proprio questo: leggere la musica con uno strumento musicale. In realtà, in molti paesi, si adotta l'insegnamento direttamente sullo strumento. Il metodo del solfeggio si usa, prevalentemente, in Italia.    Innanzitutto, che significa solfeggiare? Solfeggiare significa leggere la musica parlando, e non suonando; usando la voce come strumento musicale, sia in modo parlato che in modo cantato, ma senza strumento musicale, diciamo, studiando lo spartito a "tavolino".

   E' necessario? Forse non lo è in senso assoluto, anche se, studiando in questo modo, possiamo esaminare e leggere lo spartito, svincolati, dal problema tecnico dello strumento, mentre, dopo, possiamo passare all'esecuzione strumentale, quindi, un certo vantaggio, lo si ha, ma, ripeto, non è assolutamente necessario, e, come ho già detto, in molti paesi non lo fanno.
    Un altro motivo, per cui usiamo, specie in Italia, questo metodo di approccio alla lettura musicale, va riscontrato nella nostra tradizione musicale dove il canto sta alla base della nostra musica, e i musicisti italiani, storicamente parlando, erano prima cantanti e poi strumentisti.
    L'Italia è sempre stata considerata il "Paese del bel Canto", il paese della melodia, a differenza degli altri paesi, dove la tecnica strumentale era molto più evidente, e, proprio per questo, molti musicisti stranieri, trovavano, nella musica italiana, completamento melodico e fonte d'ispirazione. Lo stesso Bach non si esonerò dallo studiare i musicisti italiani del seicento.
   Quindi, se devi sostenere l'esame di "Licenza di Teoria e Solfeggio" è bene che tu studi il solfeggio come da programma.

   Se non devi fare l'esame puoi tentare, specie all'inizio, un approccio misto, cioè studiare un po' di base di solfeggio, diciamo a tavolino, senza strumento e poi continuare lo studio della lettura musicale, con lo strumento, pratica, questa, fondamentale perchè puoi anche essere abilissimo nel solfeggiare le divisioni più complesse ma, con lo strumento, se non hai praticato la lettura con lo stesso, non riuscirai a leggere più di qualche nota.
   Col mio metodo cerco di adottare proprio quest'ultimo approccio: capire come si legge una frase musicale, poi come si canta e, infine, come si esegue sullo strumento. Quindi, il mio, più che un metodo di solfeggio, si può definire un "Metodo di Lettura Musicale" vedi.



Come e quanto leggere


   Questa è una domanda che mi fanno spesso. "Per imparare a leggere la musica è importante studiare tantissimi esercizi?" La risposta sembrerebbe ambigua ma non lo è. Io ho sempre pensato che per imparare qualcosa, in generale, ma in particolare per la musica, occorre fare dei piccoli passi per volta. Non si possono studiare 10 esercizi di solfeggio, per es., in 10 ore e pretendere di aver imparato a leggere il pentagramma.

   Semmai quelle 10 ore io le dedico ad un solo esercizio fino ad
impararlo a memoria, fino ad avere assimilato quel ritmo e dopo avrò l'impressione di aver capito qualcosa. Ma se dedico 10 ore a 10 esercizi, sicuramente dopo starò pressocchè al punto di partenza. Perchè? Perchè non avrò assimilato niente, sarò incerto nella lettura. Studiando, invece, un esercizio per volta o addirittura una battuta per volta, la mente si focalizzerà su quell'obbiettivo (un obbiettivo molto più semplice, molto più facile all'approccio) e me lo farà risolvere molto più facilmente. Ma tutto questo va fatto senza l'ansia di passare al passo successivo.

   Dopo aver imparato ed assimilato le basi posso anche leggermi altri 100 esercizi ma ponendomi verso di essi con una preparazione di base diversa e quindi affrontandoli con più faciltà. Quindi la risposta potrebbe essere ambigua: è importante fare tutte e due le cose, studiare pochi esercizi (ma fatti bene) ma, dopo, andarsi anche a studiare gli altri, però...dopo, in un secondo momento. Spesso si evita la prima modalità privilegiando la seconda.
Nel mio metodo di lettura musicale privilegio il primo aspetto. Leggi la descrizione

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Leggere il Pentagramma

   Saper leggere la musica non è assolutamente indispensabile per un musicista. Ci sono e ci sono stati dei grossi nomi, nel campo musicale presente e passato, che non sapevano granchè del pentagramma e del solfeggio, e ciò nonostante erano dei grossi strumentisti o anche dei grossi autori di canzoni e di musica in generale. Ma quelli erano dei geni. Saper leggere e capire un pentagramma, per un genio o per chi non lo è, tuttavia, è un valido aiuto per allargare il suo campo di esperienze musicale.

    Chi sa leggere riesce a capire meglio e prima la musica degli altri e quindi riesce ad arricchire più facilmente la propria conoscenza, perchè, diciamolo, qualsiasi talento, anche dotato, non può esimersi dallo studiare la musica di altri musicisti, e questo vale anche, e forse di più , per i compositori. Per fare ciò, il saper leggere la musica è di grosso aiuto. Per chi, poi, ha già un talento naturale, lo studio della tecnica musicale, e quindi, anche strumentale è fondamentale. Per chi non lo ha, (il talento) lo studio lo può risvegliare.

   E' chiaro che è anche importante saper scrivere la musica. Se mi viene un'idea musicale la posso scrivere per ricordarla meglio.

   Domanda: per imparare a scrivere basta solo saper leggere? Fondamentalmente si, hai le basi per poter anche scrivere, ma, poi, devi allenarti nello specifico, ma stai ad un buon punto.

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Breve considerazione su leggere e scrivere musica


   Qual'è la procedura di apprendimento dell'imparare a scrivere e leggere la musica?
Si può imparare a scrivere musica imparando a
leggere? E viceversa?
    Semplifichiamo: chi sa leggere sa anche scrivere? E chi sa scrivere sa anche leggere?

   Apparentemente possiamo dire che imparando a leggere la musica si impara, di conseguenza, anche a scrivere. In un certo senso è così, perchè se impari a leggere impari le regole del solfeggio e della divisione musicale, quindi dovresti anche saper scrivere. Invece non è proprio così, nel senso che pur imparando la tecnica del solfeggio e divisione devi allenarti a quella diversa modalità (cioè scrivere).

    Nel primo caso devi interpretare qualcosa che sta scritto; nel secondo caso devi scrivere qualcosa di già interpretato, che può essere una melodia che hai in testa, che stai creando, o qualcosa ascoltato in precedenza. E' un pò come il leggere o scrivere in una lingua, è l'identica cosa. Tra le due modalità cambia l'approccio. Quindi che cosa imparare? Secondo me è importante imparare entrambe le modalità, prima l'una e poi l'altra o allenarle insieme. Migliorando l'una migliora anche l'altra e viceversa.

    Nel mio metodo, Vedi la descrizione completa, sottolineo l'importanza di leggere l'esercizio parlato, poi cantato e poi suonato.
Aggiungo che si può imparare la frase musicale a memoria e poi trascriverla ...


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La Musica come vibrazione


   Tutto ha una frequenza di vibrazione, anche il nostro corpo, i nostri sensi. Più un corpo è solido, minore, o più bassa, è la sua frequenza di vibrazione. La maggiore o minore vibrazione dipende dalla maggiore o minore elasticità del corpo.

   La musica agisce particolarmente sulle nostre vibrazioni interiori (emozioni, sentimenti), e più noi siamo aperti a queste vibrazioni (capaci di vibrare, di emozionarci) più riusciamo a percepire le vibrazioni musicali. A quel punto si manifesta un effetto di "simpatia", e noi vibriamo insieme alla musica. Se noi non avessimo questa capacità interiore, l'ascolto della musica non ci darebbe nessuna sensazione.

   Quindi, a parte la bellezza di una composizione musicale, la "parte" più importante la facciamo noi con la nostra capacità di percezione. La musica, però, ce l'amplifica di molto. D'altra parte se la nostra capacità di vibrare diminuisce per tanti fattori, anche solo temporaneamente, la musica ce la può risvegliare.

   Quando riusciamo ad emozionarci, ascoltando musica, significa che noi stiamo vibrando con essa e quindi...ci stiamo fondendo con essa e diventiamo una cosa sola.

Cani e Musica


   Avete mai pensato in che modo gli animali, ed in particolare i cani, percepiscono la musica? Apparentemente
potrebbe sembrare che i cani restano indifferenti all'ascolto. Invece no. Ho assistito ad una scena che mi fece ricredere completamente. Andai a trovare un amico compositore. Quando questi mi fece ascoltare delle sue composizioni, arrangiate da lui, il suo cane cominciò ad emettere dei suoni.

   Non capii bene se stava provando emozioni o se cercava di cantare insieme alla musica. Ma una cosa era certa, il cane aveva una capacità di percezione musicale molto più intensa rispetto alla nostra. Era un artista? o è una cosa normale per tutti i cani?...Secondo voi?...


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